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Un nuovo referendum anti-frontalieri? Borghi: un autogol clamoroso per la Svizzera

Un nuovo referendum anti-frontalieri? Borghi: un autogol clamoroso per la Svizzera

In caso di voto e di vittoria dei sì, il referendum per una nuova regolamentazione dell'accesso per i lavoratori stranieri nella Confederazione (proposta dei populisti dell'UDC con la Lega dei Ticinesi che avevamo anticipato qui), si potrebbe rivelare un disastro per l'economia elvetica.
Il deputato ossolano Enrico Borghi, non sembra avere dubbi: «Se passasse questo referendum, chiaramente anti frontalierato, verrebbero a mancare per l'emergenza imprese elvetiche qualificatissime professionalità oggi assicurate dai lavoratori italiani. Finora la Svizzera ha concluso 16 importanti trattati bilaterali con l'Unione europea (UE), che completano le disposizioni contenute nell’accordo di libero scambio del 1972.
Il trattato sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE è stato firmato nel 1999, insieme ad altri sei accordi.
Questo pacchetto contiene una cosiddetta 'clausola ghigliottina', in base alla quale la disdetta di un accordo comporterebbe anche la fine di tutti gli altri.
Sono quindi a rischio importanti trattati che consentono alle aziende svizzere di accedere al grande mercato unico dell’UE.
In particolare gli accordi sull’abolizione degli ostacoli tecnici al commercio, sulla partecipazione agli appalti pubblici, sul commercio di prodotti derivanti dall’agricoltura e sull’accesso delle compagnie aeree al mercato liberalizzato del trasporto aereo in Europa. E siccome il 75 % delle esportazioni svizzere arriva in Unione Europea, una vittoria a questo referendum comporterebbe dazi ai prodotti elvetici, diminuzione del PIL svizzero e diminuzione delle produzioni. Insomma, un clamoroso autogol. Come tutte le proposte populiste e demagogiche
».

Intanto in Svizzera vanno avanti, nei giorni scorsi è stato firmato il testo che dà il via libera alla raccolta delle firme per la legge d'iniziativa popolare che intende porre fine alla libera circolazione delle persone tra Svizzera e stati membri dell'Unione Europea.

Se la legge d'iniziativa popolare dovesse andare a referendum e ottenere la maggioranza dei sì, la Svizzera regolerebbe in modo autonomo l'immigrazione e nessun nuovo accordo internazionale potrà essere concluso che conceda la libertà di entrare in Svizzera agli stranieri. Di conseguenza gli accordi internazionali, anche quelli già esistenti, dovrebbero essere rimodulati in base a questi principi dando al Consiglio federale un anno di tempo per negoziare la libera circolazione delle persone. Uno scoglio non di poco conto, visto che come fatto notare da Borghi, gli accordi bilaterali che contengono quello sulla libera circolazione, prevedono che se uno degli accordi conclusi fra la Confederazione e l'UE dovesse essere rescisso, anche gli altri sei (libera corcolazionedi capitali, merci ecc) verrebbero annullati.

Tuttavia «Il consigliere nazionale (UDC) Albert Rösti ha detto che l'immigrazione in Svizzera deve essere limitata e che la legge di applicazione della prima iniziativa lanciata "contro l'immigrazione di massa", accolta alle urne il 9 febbraio 2014, non risponde fedelmente alla volontà popolare. Con questa seconda iniziativa il governo non potrà evitare un’applicazione conforme alla proposta».

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Pubblicato il 22 Gennaio 2018

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