A giorni in discussione al Parlamento svizzero la tassa d’accesso per frontalieri
A giorni in discussione al Parlamento svizzero la tassa d’accesso per frontalieri
BELLINZONA – Arriva in aula, la prossima settimana al Consiglio nazionale a Berna, la proposta del parlamentare leghista ticinese Lorenzo Quadri d’istituire una tassa d’ingresso ai frontalieri: 500 franchi l’anno, 434 euro al cambio. Il parlamentare nazionale della Lega dei Ticinesi, sostiene che “i ticinesi sono discriminati in casa propria. La tassa d’accesso potrebbe calmierare la discriminazione dei residenti”. La tassa, come l’ha concepita Quadri, dovrebbe disincentivare i residenti nelle province di confine, 62 mila 5 mila dei quali del Verbano Cusio Ossola, ad andare a lavorare in Svizzera a stipendi inferiori a quelli della popolazione residente, anche straniera con permesso di domicilio, che i datori di lavoro ticinese continuano ad assumere. La proposta, va detto, ha quasi nulle possibilità di passare.
Berna, in fatti, su pressione dell’Unione europea ha già lasciato cadere nel vuoto la richiesta di ripristinare i contingenti sancita da un referendum nazionale, che in Ticino aveva ottenuto la percentuale record del 58%. Quasi lo stesso effetto ha avuto la votazione popolare dei mesi scorsi in canton Ticino che obbligherebbe, a parità di qualifica, le aziende ad assumere prima mano d’opera locale. Una proceduta adottata solo dalla Banca dello Stato del Canton Ticino ma elusa dalle aziende.
L’unica restrizione introdotta, fino ad ora con successo, è stato l’obbligo di indicare nelle richieste di rilascio, o rinnovo, dei permessi di lavoro o di domicilio dei processi pendenti, ma non ancora arrivati a condanna definitiva, da parte degli italiani. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni, una sorta di super ministero dell’Interno e della Giustizia, Norman Gobbi ha resistito all’ingiunzione di Berna, su pressione dell’Italia che ha sospeso la firma dell’accordo fiscale, di revocare la decisione sostenendo che essa, gradualmente, verrà applicata a tutti gli stranieri richiedenti permessi di lavoro e domicilio. Ma fino ad ora è applicata solo agli italiani.
Peraltro è un dato oggettivo che le maggiori criticità del traffico transfrontaliero coincidano con gli orari d’andata e ritorno dal lavoro dei frontalieri come dimostrato dall’indagine promossa dal Dipartimento del territorio (che accorpa Lavori pubblici, Urbanistica e Ambiente) retto dall’altro ministro leghista, Claudio Zali. Indagine che incontrò resistenze da parte delle aziende con manodopera in prevalenza frontaliera alle quali fu chiesto quanti fra i loro dipendenti utilizzassero l’auto, se da soli o condividendola a turno con i colleghi.





