“Nessuna prova che il falsario sia passato dal Verbano”
Lo precisano alcuni inquirenti locali in merito alla notizia diffusa dalla stampa nazionale della presenza dell'uomo nella zona piemontese del Lago Maggiore
Non ci sono prove che il “falsario”, che avrebbe procurato i documenti al terrorista di Vienna, arrestato a Varese sia passato dal Verbano. È quanto precisano alcuni inquirenti locali in merito alla notizia diffusa dalla stampa nazionale della presenza nella zona piemontese del Lago Maggiore del cittadino ceceno legato al terrorista di Vienna.
Secondo alcune fonti non ci sarebbe traccia del passaggio nel Verbano dell’uomo finito poi nelle maglie dell’antiterrorismo. Per gli inquirenti milanesi Turko Arsimekov, sarebbe stato invece nel Verbano prima di trasferirsi a Varese, dove è stato arrestato dagli agenti dell’Antiterrorismo. I pm di Milano stavano indagando su di lui da sei mesi.
L’operazione era stata condotta dalla Sezione Antiterrorismo della DIGOS della Questura di Milano, che ha collaborato con il Servizio per il Contrasto all’Estremismo e Terrorismo Esterno della DCPP -UCIGOS
I magistrati milanesi avevano avviato da 6 mesi un’articolata indagine, denominata ‘The Caucasian Job’, finalizzata al contrasto di un organizzazione transazionale dedita al traffico di documenti falsi. In particolare gli investigatori, partendo da una precedente operazione antiterrorismo compiuta in Austria, hanno concentrato la loro attenzione su un soggetto residente nel milanese segnalato dalle autorità di Vienna in contatto con il principale elemento dell’indagine austriaca.
L‘operazione della Procura di Milano ha visto la perquisizione di tre cittadini stranieri: il 35enne russo e due cittadini di nazionalità ucraina, uno del 1956 e uno del 1978 entrambi regolari sul territorio nazionale. Tutto il materiale sequestrato dalla Polizia di Stato – 30 documenti falsi (carte d’identità, patenti, passaporti), 4 personal computer e 14 telefoni cellulari – sarà oggetto di successiva analisi.





