Pochi tamponi e test sierologici. I medici in attesa del piano di Ats per farli a domicilio
Il consigliere del PD Astuti denuncia nuovamente i limiti della campagna di monitoraggio dei contagi. Parte il controllo a domicilio da parte dei medici di famiglia che aspettano le linee guida
In Lombardia un tampone ogni 22 abitanti, contro il rapporto 1 a 12 del Veneto. Il consigliere dei Democratici in Regione Samuele Astuti torna a puntare il dito contro la politica della giunta Fontana sullo screening effettuato dall’inizio dell’emergenza sanitaria: « I numeri parlano chiaro: Regione Lombardia sta guidando la Fase Due ‘alla cieca’ – dichiara il Consigliere regionale del Partito Democratico Samuele Astuti – Il quadro che emerge analizzando i dati forniti dalla Protezione Civile (aggiornati al 7 maggio) è disarmante: in Lombardia sono state sottoposte a tampone diagnostico 262.964 persone dall’inizio dell’emergenza Coronavirus e sono emersi 80.089 casi positivi. Nello stesso arco temporale, in Veneto, i “tamponati” sono stati 236.281 individuando 18.530 positivi. Cosa ci dicono questi dati? Anzitutto, come diciamo da tempo, i tamponi in Lombardia sono ancora insufficienti soprattutto in relazione al confronto con il Veneto e al monitoraggio sull’andamento complessivo dell’evoluzione dell’epidemia. E, in secondo luogo, che in Lombardia l’indagine sui sintomatici si dimostra ancora troppo superficiale e, tendenzialmente, si concentra soprattutto sui sintomatici impedendo di andare a fondo nel tracciamento dei contatti dei positivi. Mantenendo questo approccio approssimativo è evidente che la gestione continuerà a brancolare nel buio con il possibile effetto di trovarci, tra due settimane, con qualche brutta sorpresa. Speriamo che ciò non accada – conclude Astuti – ma per scongiurare questa ipotesi l’unica strada percorribile è che Regione Lombardia aumenti il numero di tamponi».
Una situazione resa più aleatoria anche dall’andamento della campagna di screening sierologica. L’annuncio dell’assessore Gallera di 10.000 tamponi al giorno fatta al 22 aprile, si è tradotta in poco più di 33.000 esiti in due settimane ( di questi solo 116 fatti nel territorio di Varese e Como). La capacità dei laboratori analisi potrebbe essere estesa così come il coinvolgimento di realtà del privato accreditato che si è reso disponibile. Una delibera che allarghi il numero di centri dove effettuare i test ( capaci di individuare l’immunità eventualmente sviluppata) è attesa da una settimana: « Noi siamo pronti a partire – ci aveva raccontato il responsabile di un centro privato accreditato – Aspettiamo solo la decisione».
Oggi intanto la medicina del territorio è chiamata a esercitare una vigilanza più attiva con la possibilità di prescrivere anche i tamponi al domicilio del pazienti. Un meccanismo di presa in carico che aspetta ancora di essere definito nel dettaglio da Ats Insubria.
RESTANO ANCORA SENZA RISPOSTA LE NOSTRE 10 DOMANDE AD ATS PER CAPIRE COME SIAMO MESSI





