Borghi: “Ora ognuno faccia la sua parte per il bene della salute di tutti noi”
Il parlamentare ossolano rassicura: "Non si tratta di misure esagerate"
La nota del parlamentare ossolano Borghi:
Scrivo alle 2.53. Il Presidente del Consiglio ha appena annunciato la firma di un decreto che non ha precedenti, nella storia della Repubblica. Per far fronte al contagio del Coronavirus, per impedire la saturazione delle terapie intensive e il collasso della sanità pubblica a causa della fortissima velocità del contagio, sono state stabilite norme molto stringenti per la nostra libertà di movimento, di impresa, di commercio. Anche la mia zona, il Verbano Cusio Ossola, e il collegio che mi ha espresso in Parlamento, l’Alto Piemonte, è stato inserito nella parte più restrittiva del decreto.
Ci aspettano giorni molto particolari, complessi, inediti. Abbiamo bisogno, per uscire da questa fase molto complessa, che ognuno faccia la propria parte. Non si tratta di misure esagerate. Come ho detto nel video messaggio di ieri, senza questi provvedimenti draconiani, rischieremmo di vedere bloccati i nostri ospedali. I medici, gli infermieri, gli scienziati in queste ore sono stati tutti univoci nel chiedere questi provvedimenti. Altrimenti -va detto senza infingimenti- c’è il rischio di un totale intasamento delle terapie intensive, col risultato di non potere più assistere persone infartuate o vittime di traumi o ictus. Oppure ancora, se non arrestiamo il contagio, il caso dell’Ospedale di Verbania (chiuso temporaneamente per un reparto) rischia di non essere l’unico, e contemporaneamente il rischio di quarantena per gli operatori sanitari mette a repentaglio la possibilità di assicurare le prestazioni sanitarie ordinarie.
E’ in gioco la cosa più importante e più delicata di tutti noi: la nostra salute. Senza allarmismi, perchè non siamo in presenza di un morbo letale come l’ebola o la meningite, ma come la consapevolezza che questa situazione potrà essere fermata se ognuno farà la propria parte.
Una comunità si regge e sta insieme sulla capacità dei propri membri, di tutti i propri membri, di fare la propria parte. Se ognuno di noi farà la propria parte, ci lasceremo alle spalle questo brutto -e per molti versi drammatico- momento, e ridaremo fiato e forza alle nostre speranze.
Domani arriveranno le indicazioni più puntuali. Che ci faranno piombare, per molti aspetti, in una sorta di clima bellico o da coprifuoco. Coi quali dovremo fare i conti, abituarci e arrabbiarci. Ma dobbiamo avere la consapevolezza che dietro a queste scelte difficili ci sta la soluzione ad un problema grande, grandissimo. Perchè nessuno di noi vuole arrendersi all’idea di un paese nel quale i malati possono morire sul marciapiede perchè l’ospedale che li deve curare è strapieno o non ha più operatori sanitari, o nel quale si deve scegliere chi intubare nelle terapie intensive sulla base delle probabilità di vita, o nel quale si stabilisce una soglia di età per terapie d’urgenza. Ecco, è per evitare di scivolare dentro questa barbarie che ognuno di noi farà la propria parte.
Da domani siamo chiamati ad uno sforzo immenso. E, come diceva Emily Dickinson, l’altezza di una persona (e di una comunità) viene misurata quando è chiamata ad alzarsi. In quel momento conosciamo quanto valiamo. E se siamo fedeli al nostro compito, continua la Dickinson, arriva al cielo la nostra statura.
Ecco: facciamo la nostra parte, per arrivare al cielo.





