Zacchera: VCO in Lombardia? Proposta utile a dare la “sveglia” al Piemonte
Zacchera: VCO in Lombardia? Proposta utile a dare la “sveglia” al Piemonte
VERBANIA – La raccolta delle firme per giungere ad un referendum sul passaggio del VCO alla Lomabrdia, contrinua ad essere tema centrale nel dibattito politico mentre il cittadino comune si chiede quanto ci sia di fattibile nella proposta. Per approfondire l'argomento, pubblichiamo di seguito l'intervento tratto dalla newsletter il Punto del già parlamentare e sindaco di Verbania, Marco Zacchera. Pur dicendosi scettico su un'eventuale "migrazione" del VCO nella vicina Lombardia, Zacchera insiste sulla necessaità di riconoscere al territorio quell'autonomia e quei trasferimenti economici di cui già godono altre zone con carattersitiche analoghe. In quest'ottica la minaccia di un cambio regione potrebbe tornare utile a dare la sveglia" alla Regione Piemonte, e portarla magari a riconoscere al territorio la totalità dei "canoni idrici"
«Era il 14 settembre 1743 ma nessuno – in quello che oggi si chiama la provincia del Verbano Cusio Ossola – sapeva che dal giorno prima, in applicazione dell’articolo 9 del trattato di Worms firmato da tutte le potenze europee dell’epoca, la nostra terra non faceva più parte del Ducato di Milano, ma era stata trasferita al territorio piemontese, Casa Savoia felicemente regnando.
La notizia si sparse solo nelle settimane successive con sconcerto e timori per tutti visto che erano 362 anni – dal 1381 per la precisione – che si era parte del Ducato di Milano e già da secoli prima verso Milano e non certo a Torino guardavano l’economia, il commercio, gli studi, le comunicazioni, così come la parlata era ed è tuttora un dialetto lombardo e perfino in molte parrocchie – ancora oggi – si celebra la S. Messa secondo il rito ambrosiano.
Il Duomo di Milano era stato d'altronde stato costruito con il marmo di Candoglia e una rete di canali portava l’acqua del Lago Maggiore fino in centro alla città e la famiglia Borromeo era feudataria da secoli di diritti e ampie proprietà, comprese le isole sul lago.
In queste settimane – con una mossa che in molti hanno accusato di essere in chiave pre-elettorale – la questione è ritornata d’attualità su iniziativa dell’ex senatore di Forza Italia e poi PDL Walter Zanetta che ha lanciato una iniziativa pubblica per la raccolta di firme per un referendum ed ottenendo attenzione trasversale, così come una evidente irritazione a livello di Regione Piemonte.
Altre forze (come la Lega) pur non opponendosi in linea di principio all’iniziativa sottolineano che – così come Lombardia e Veneto hanno recentemente chiesto più autonomia – lo stesso dovrebbe fare l’intero Piemonte superando quindi la specifica questione territoriale per dare vita ad una sorta di macro-regione, idea tutt’altro che illogica perché è evidente di come quest’area d’Italia soffra il centralismo romano.
Tendenzialmente si sono dichiarati contrari i partiti di sinistra, ma più per ordini di scuderia che vero sentimento perché comunque un po’ tutti, alla fine, ci sentiamo comunque almeno un poco lombardi.
Ognuno ha la propria opinione con vantaggi e svantaggi, certo che il VCO (e parzialmente anche Novara) piemontese non si è mai sentito fino in fondo e da sempre guarda a Milano e alla Lombardia con un rapporto privilegiato consolidato e naturale.
La nuova A26 ci ha avvicinato a Torino ma – per esempio – per andarci in ferrovia da Domodossola si deve passare per Milano, così come la “mobilità passiva” verso la Lombardia in campo sanitario è una evidenza.
Credo che la questione vada quindi comunque portata avanti anche solo in modo strumentale per “svegliare” la regione Piemonte ad interessarsi di più di una terra marginale, ma – per diventare lombardi – prima di tutto bisognerebbe conoscere anche l’opinione dei vertici della Regione Lombardia, per capire – al di là dei sorrisi e delle strette di mano – se un eventuale passaggio fosse gradito o meno e, in questo caso, cosa si “offrirebbe” al nuovo territorio che altrimenti rischia di essere comunque periferico anche rispetto a Milano.
C’è da aggiungere che in Italia stiamo comunque vivendo un paradosso: alcune zone alpine e di confine (Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) godono di autonomia sostanziale e notevoli trasferimenti economici mentre questo non avviene per le altre valli alpine che si trovano con gli stessi problemi e la stessa collocazione geografica.
E’ una evidente ingiustizia che non è più sostenibile soprattutto rispetto a quando – subito dopo la fine della guerra – si temeva che la sconfitta militare avrebbe portato all’annessione di questi territori a Francia, Austria e Jugoslavia.
Oggi questa autonomia ad arlecchino non è – appunto – più logica e soprattutto equa. Per questo, prima di tutto, credo che il VCO avrebbe tutti i diritti di chiedere lo stesso trattamento legislativo perché non ci sono differenza tra le Valli dell’Ossola e – per esempio – quelle trentine.
Anche per questo la Regione Piemonte (che ha già da anni ha formalmente dichiarato diversi e specifici i territori montani, ma con frasi sibilline e di poco contenuto pratico: promesse tante, atti concreti mai) dovrebbe almeno subito riconoscere alcune risorse economiche caratteristiche delle nostre aree come – ad esempio – il ritorno al territorio del gettito dei canoni idrici, ovvero le tassazioni per le derivazioni irrigue per la produzione di energia elettrica che – invece – Torino ha assorbito e non restituisce dove l’energia viene prodotta, ovvero soprattutto in Ossola.
Solo questa voce sistemerebbe il bilancio della “nuova” provincia del Verbano Cusio Ossola (operativa dal 1984) che – come le consorelle amministrazioni provinciali di tutta Italia – sta marciando dritta verso il fallimento per asfissia economica.
Più in generale insistere sull’annessione alla Lombardia dovrebbe portare la Regione Piemonte almeno a maggiori attenzioni al territorio, cosa che ad oggi non sembra particolarmente evidente.
Forse a Torino danno per scontato che la campagna “indipendentista” si esaurirà da sé ed in effetti molti non si sbilanciano convinti che al di là della amministrazione pubblica noi comunque gravitiamo su Milano per tutto, dagli aeroporti alla sanità.
Difficilmente credo si arriverà quindi al referendum, ma sarebbe un peccato che la cosa si estingua cos,ì perché credo che l’equità contributiva sia una garanzia costituzionale e non capisco perché i cittadini del Verbano-Cusio-Ossola non dovrebbero esprimere un proprio parere visto che le cose sono parecchio cambiate rispetto a 274 anni fa, a cominciare da come si deve intendere la democrazia».





